Il supporto alla genitorialità per le famiglie ricomposte

Il supporto alla genitorialità per le famiglie ricomposte

Le psicologhe e psicoterapeute dell’associazione Quisipuò lavorano da anni nel supporto alla genitorialità anche con le  famiglie ricomposte.
 Ma cosa intendiamo per famiglie ricomposte?

La definizione di famiglie ricomposte che troviamo nell’ultimo Rapporto Istat sulla popolazione italiana (2015) parla di “famiglie composte da partner che escono da precedenti matrimoni o convivenze e che decidono di ricostruirsi una coppia con un nuovo compagno/a, portando con sé i figli nati dal precedente legame”. Quindi per famiglia ricomposta possiamo intendere una famiglia in cui i figli vivono con un genitore biologico e il suo/a compagno/a con cui non hanno nessun legame di sangue.

Questo ci porta subito a fare una considerazione: i confini in queste famiglie sono poco definiti e mutevoli, perché variano al variare delle composizioni dei nuclei familiari e obbligano i membri ad una riorganizzazione continua (Vetere 2017).

Ad esempio, sono diversi in relazione alla presenza o meno dei figli in visita al genitore oppure in occasione di eventi come le festività o i compleanni. Anche ruoli e posizioni possono cambiare in corrispondenza degli spostamenti abitativi: ad esempio, un bambino può essere figlio unico quando vive con la madre e il suo nuovo partner, ma diventare il più piccolo quando va a trovare il padre, dove vivono anche i figli della sua nuova partner.

Si tratta di un fenomeno in crescita da anni: le famiglie ricomposte sono passate dal 16,9% del 1998 al 28% del 2009, che la recente introduzione del “divorzio breve” potrebbe ulteriormente amplificare.

Rispetto ai figli, i dati sono i seguenti: con il 37,9% delle coppie ricostituite vivono i figli di entrambi i partner, mentre con il 12,9% vivono figli nati sia all’interno della nuova coppia che delle pregresse relazioni di entrambi i partner. Secondo Andolfi (2015) il numero dei figli di genitori divorziati sta diventando così alto che probabilmente in un futuro non lontano finirà col eguagliare quello dei bambini nati in coppie sposate.

Le famiglie ricomposte non sono certamente un’invenzione moderna, ma in passato erano soprattutto il risultato di amori più o meno segreti, oppure della morte di uno dei due coniugi. Attualmente, invece, la situazione è molto diversa e la società contemporanea vede una varietà di nuove configurazioni familiari a cui è persino difficile dare un nome, perché manca ancora un linguaggio condiviso per definirle e definirne i membri.

Ganong e Coleman (1994), ad esempio, le hanno definite “famiglie senza nome”. In realtà sono tanti i termini utilizzati per chiamarle, ma senza un vero accordo in merito: in ambito clinico e di ricerca si usano alternativamente i termini ricomposte e ricostituite, mentre nel linguaggio comune capita di sentire parlare anche di costellazioni familiari o famiglie allargate.

 Anche dal punto di vista legislativo mancano riferimenti chiari: per fare un esempio, nel caso di un ricovero ospedaliero i genitori “acquisiti” non hanno il diritto di chiedere notizie dei figli acquisiti. L’ambiguità di ruolo dei nuovi/e partner è uno dei problemi maggiori in quanto, in Italia, da una parte non ci sono obblighi legali, ma dall’altra le implicazioni emotive e la quotidianità condivisa dicono l’esatto opposto.

Anche per i figli la situazione può essere complessa: spesso, infatti, si trovano a doversi relazionare con tante figure educative diverse (genitori biologici, genitori acquisiti, nonni biologici e acquisiti, ecc.) che possono portare regole e sistemi di valore differenti. E’ alto il rischio di incomprensioni, giochi di potere e incertezze che ne aumentano le insicurezze. Il risultato potrebbe essere che essi si sentano privi di figure di riferimento pur avendone tante, proprio perché gli adulti non riescono a collaborare fra loro in modo efficace.

QUI potete leggere la prima parte dell’articolo di approfondimento dedicato ai figli di genitori separati (o in separazione) e QUI potete leggere la seconda parte.

 Cosa si può fare allora?

 Rivolgersi ad una psicologa può essere fondamentale proprio per migliorare la capacità di comunicazione tra tutti i componenti della famiglia ricomposta e prevenire situazioni di rischio dovute ad alta conflittualità o anche soltanto a mancanza di chiarezza e di armonia.

 Naturalmente un supporto alla genitorialità con queste famiglie richiede un intervento specifico e molto diverso da quello messo in campo per le famiglie “tradizionali”: per tale ragione è importante che gli psicologi che se ne occupano abbiano una formazione specifica in merito, come le psicologhe e psicoterapeute che lavorano per la Quisipuò.

Per consulenze e appuntamenti:

Dott.ssa Biancamaria Acito

biancamaria.acito@gmail.com

tel. 375 5008355

Dott.ssa Alessandra Biancardi

biancardialessandra76@gmail.com

Tel. 3281318830

Riceviamo  a

Parma, via Bologna 12/1

Langhirano, via Roma 37/d (presso Centro Percorsi)

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